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Il caso #saltbae diventa vitale

“Facciamo un contenuto virale!” è una delle richieste che i clienti ci rivolgono più spesso. Lo ammetto, sarebbe allettante anche per me fossi nella loro posizione. Produrre un contenuto (meglio se low-cost) che sbanca la rete e fa milioni di views è il sogno di tutti, marketers e clienti.

Purtroppo però bisogna scontrarsi con la realtà dei fatti. Nemmeno la migliore agenzia web del mondo o i guru del marketing moderno hanno in tasca la formula magica per far diventare un contenuto virale. Ci sono alcune carte che si possono giocare, e sta proprio nella bravura del marketer girare gli assi al momento giusto, anche se certo, con certi budget faraonici è forse un po’ più facile (vedi Gymkhana di cui ho parlato qualche tempo fa).

L’ultimo fenomeno virale del web con cui abbiamo avuto a che fare è quello che vede come protagonista il celeberrimo #saltbae. Difficile capire il motivo di tanto successo: la bella presenza del protagonista e le sue movenze sinuose fanno la loro parte, ma l’azione del tagliare un pezzo di carne è una cosa che di speciale non ha granché.

Che sia un genio o un fenomeno casuale non si capisce, ma le quasi 9 milioni di views sono un dato di fatto. Il lui in questione, all’anagrafe è Nusret Gökçe, è stato uno semi-sconosciuto ai più fino al 7 gennaio, data della messa online nel suo profilo Instagram di questo video. Un self-made man che, cresciuto in una famiglia di contadini in Turchia, si è costruito una carriera grazie alla propria passione per la ristorazione. Un misto tra Antonio Banderas dei tempi d’oro (non quello del Mulino Bianco di adesso) e l’uomo che non deve chiedere mai di una pubblicità anni ’90, è co-proprietario infatti di una nota catena di steakhouse turca ma che esportata nella scintillante Dubai ha avuto la sua consacrazione.

Scorrendo il suo profilo Instagram non mancano infatti, oltre alle sue peripezie in ambito culinario, foto che lo ritraggono, sempre impeccabile, in compagnia di calciatori, tennisti, stilisti.

Ma venendo alla genesi di cotanta viralità, il successo di #saltabae si deve probabilmente alla base di follower su Instagram già sostanziosa di Nusret (ad ora conta 2,7 milioni di iscritti) che in poco tempo ha amplificato il suo contenuto in maniera esponenziale (le prime 2 milioni di views in 48 ore). Sarà mica casuale però, che il tutto esca proprio a cavallo delle annunciate aperture di due nuovi ristoranti della catena a New York e Londra?

Questo probabilmente non lo sapremo mai ma nel frattempo si è creata in giro per il mondo una sorta di idolatria degna di un cantante rock. Il tutto condito, è proprio il caso di dirlo, di parodiegraffiti, e persino tatuaggi che lo ritraggono nel suo ormai celeberrimo gesto: per sfruttare il trend #saltbae si è pronti a fare di tutto.

Traendo una conclusione a questa storia ritorno da dove ho iniziato questo post: la viralitàInterpretare e analizzare i comportamenti della fan-base sono alla base del nostro lavoro. Dati che ci servono per comprendere quali contenuti potrebbero piacere di più o di meno ma la scienza ancora non è esatta, nel futuro chissà.

Ogni giorno il nostro lavoro ci mette davanti a delusioni e sorprese: il contenuto che a nostro avviso spaccherà in due l’internet raccoglie qualche manciata di like, mentre qualcos’altro di meno atteso si rivela per gli utenti molto più interessante.

Il bello della viralità è proprio questo: non risponde (sempre) ai canoni della programmazione classica ma è qualcosa che risulta spontaneo e sbalorditivo al tempo stesso senza necessariamente essere organizzato a tavolino.

È capitato anche a Giulio, che a 22 anni di distanza ha fatto il giro del web venendone a conoscenza solo a posteriori, perché lui adesso vive a Shanghai, che è molto distante dall’Italia ma molto vicina a Padova.

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