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Pokémon Go via Shutterstock

Osserviamo da due o tre settimane il fenomeno Pokémon Go, e come un bambino indeciso nel primo tuffo in piscina, abbiamo atteso forse fin troppo a scriverne. Se lo svantaggio è stato quello di non essere “first mover”, il privilegio che abbiamo avuto è quello di capire cosa sta succedendo con un po più di chiarezza, proviamo a fare il punto.

 

POKéMON GO

Il gioco poggia su un’interfaccia simile a Google Maps, che già aveva testato la possibilità nel noto pesce d’aprile del 2014.
All’interno di Pokèmon GO abbiamo una customizzazione iniziale molto base del nostro personaggio, la scelta del nickname ed ovviamente la scelta del primo pokémon da portare con noi, lo starter.

Non crucciatevi troppo, qualunque sarà la vostra scelta avrete occasione di ritrovare gli altri più e più volte durante il vostro viaggio.
A questo punto è il momento di muoversi. Esatto, muoversi, camminare e girare per la città, perché Pokémon GO ha la peculiarità di essere un gioco dinamico che non si usa stando semplicemente in divano ma esplorando ogni via del posto in cui vi trovate.
Esistono punti di interesse chiamati Pokéstop, spesso basati su monumenti storici o edifici che permettono di recuperare oggetti utili, e palestre nelle quali è possibile combattere contro un allenatore avversario o potenziare il dominio della propria squadra.
Inutile dire che questo fenomeno sta prendendo piede in maniera esponenziale, portando talvolta a qualche guaio come nei giorni scorsi: passiamo dalla notizia di sovraffollamento della centrale di polizia di Sydney per catturare un pokémon, o addirittura di rapinatori che attirano giovani allenatori in luoghi per poterli derubare facilmente.
Insomma, la fusione tra realtà e live gaming sta avendo com’era prevedibile i classici alti e bassi, ma sicuramente Nintendo ha solo di che gioire visto il picco che stanno avendo le sue azioni, migliorate quasi del 25% dal momento del lancio.

pokemon go

UNA RIFLESSIONE DA UTENTE

Utilizzo l’app da quasi una settimana, ma sono un appassionato della serie sin dal 1998 con l’uscita di Pokémon Blu per Game Boy. A parte i vari bug di una versione ancora da migliorare e i server down molto spesso a causa del sovraffollamento generale che si è creato (probabilmente la Nuova Zelanda ha avuto un aumento del 1000% di account Apple per riuscire a scaricare con l’inganno l’app) devo dire che questo gioco sta cambiando le regole classiche e potrebbe rappresentare un punto di svolta.

Leggo un tweet simpatico che cito traducendo:
“Michelle Obama ci ha messo 8 anni per convincere le persone ad uscire e fare movimento. La Nintendo ci ha messo 24 ore.”

Ed è proprio questo che sta facendo. Nel giro di qualche giorno mi accorgo di percorrere 4 o più km al giorno in bici o a piedi, qualche amico mi dice di aver perso qualche chilo e ne guadagna anche l’abbronzatura, diciamolo. In più si iniziano a formare i gruppi, si stringono amicizie, anche le più improbabili. L’altro giorno me ne stavo davanti la chiesa del mio paese ad allenare una palestra, quando si avvicina un ragazzino di 10 anni più giovane e mi fa: “scusa, stai giocando a Pokémon GO?” E da li si inizia a parlare, ci si scambia consigli e ci si fa vanto delle proprie catture, virando poi i discorsi e instaurando un’amicizia che fino a prima non sarebbe mai nata.
Vedo del bene in questo gioco, senz’altro. Vedo una piccola rivoluzione e sono curioso di vedere dove inizierà ci porterà.

 

L’ECONOMIA, IL MARKETING E ALTRE IMPLICAZIONI

Pokémon GO è un grande generatore e raccoglitore di dati, un progetto che:

E mentre il museo dell’Olocausto ha chiesto di essere rimosso, le riflessioni che il progetto ha generato sono quasi infinite, dalle implicazioni di realtà aumentata e tecnologia, alla possibilità di monetizzare ulteriormente il progetto tramite ad esempio le sponsored location.

I link per approfondire sono infiniti, dalle 7 lezioni di marketing che impariamo alla psicologia che sta dietro questo fenomeno.

 

L’UMANITÀ

Il punto che veramente colpisce è la dinamica con cui Pokémon Go è divenuto virale. Un articolo di Advertising Age ci ricorda come il marketing a supporto del prodotto sia stato in realtà ben poco, cosa ha determinato quindi tale esplosione?

  • Il fatto che le persone già conoscessero i Pokémon è stato un driver scatenante
  • Il World Of Mouth scatenato sul prodotto non è figlio come spesso accade di advertising sull’installazione o di pubblicità televisive. Sono stati i fan che hanno scatenato un’attesa davvero spasmodica. Forse il trailer rilasciato nel 2015 ha aiutato.
  • Si è registrata una pubblicità durante il Super Bowl che di certo ha spinto proprio la passion of preview di cui si parlava sopra

E mentre due persone sono in ospedale per aver cercato “con troppa foga” un Pokémon, questo video ci fa capire cosa significhi per il contesto sociale l’avvento di Pokémon Go.

 

La nostra opinione è semplice: le persone hanno voglia di sfide, contesti ludici e ritrovano sicurezza “nei miti di un tempo”. Probabilmente Pokémon Go rappresenta un mix esplosivo di tecnologia, timing nell’uscita e fortuna nell’impattare così tanto su più generazioni con un prodotto per tutti. Non sarà facile replicare questo fenomeno che, a differenza delle piattaforme che ha superato in visibilità e come ogni fenomeno virale che si rispetti, ha ora di fronte la sfida del lungo periodo. A nostro parere WhatsApp sarà ancora qui tra qualche anno, mentre Pokémon Go dovrà davvero essere bravo a reinventarsi. Ma forse questa supernova avrà fatto il suo giusto corso in pochi mesi, e sarà andata bene così.

 

Un ringraziamento speciale a Francesco Lucchiari per aver collaborato alla realizzazione di questo articolo.

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