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smart city

Smart City via Shutterstock

È uno di quei termini che ormai sono sulla bocca di tutti, soprattutto quando si tratta di lanciare nuove idee per rivitalizzare le città e i centri storici, ma di che cosa si parla veramente quando qualcuno usa l’espressione “Smart City“?

Non esiste una definizione univoca di Smart City, nel tempo il termine ha identificato la città digitale, la città socialmente inclusiva fino a giungere alla città che assicura un’elevata qualità di vita.

Tutte le definizioni proposte sono però accomunate da un unico fattore: la sostenibilità.

Si fa risalire l’origine delle Smart City al XIV secolo con le città rinascimentali che avevano come obiettivo migliorare le città esistenti cambiando l’assetto architettonico e urbanistico.

Le città ideali del rinascimento italiano (Urbino, Pienza, Ferrara ecc.) sono città in cui la lungimiranza del governo politico e la vita associata della comunità civica si fondono con l’armonia e la bellezza dell’architettura urbana coniugando esigenze e aspirazioni funzionali estetiche e comunitarie.

Possiamo quindi classificare una città come Smart City se sa gestire le attività economiche, le risorse ambientali, la mobilità, le relazioni tra le persone, le politiche abitative e il metodo di amministrazione in modo intelligente.

I bisogni dei cittadini e la razionalizzazione delle risorse rendono necessario un ripensamento degli spazi urbani dove l’erogazione dei servizi deve essere efficiente.

Secondo Carlo Ratti, architetto e ingegnere, che dirige il Senseable City Lab del MIT di Boston, un gruppo di ricerca da lui fondato nel 2004 che esplora come le nuove tecnologie stanno cambiando il modo in cui intendiamo le città, una città può definirsi Smart se è:

  • Tecnologica e interconnessa
  • Pulita e attrattiva
  • Rassicurante e efficiente
  • Aperta e collaborativa
  • Creativa e digitale
  • Green

Il Politecnico di Vienna, in collaborazione con l’Università di Lubiana e il Politecnico di Delft, poi, ha individuato sei assi in base ai quali dovrebbe essere valutato il grado di intelligenza di una città:

  • Smart economy
  • Smart mobility
  • Smart environment
  • Smart people
  • Smart living
  • Smart governance

Questi sei assi evidenziano come l’aspetto Smart non sia legato solo alla presenza di infrastrutture digitali ma anche al capitale umano, sociale e relazionaleSmart City, quindi, intesa come integrazione tra questi vari aspetti che assicurano una migliore qualità di vita.

Secondo il rapporto Smart City Index, la classifica realizzata da Ernst & Young in collaborazione con Ericsson, Tim e Indra che misura reti e infrastrutture intelligenti di 116 città capoluogo di provincia utilizzando oltre 450 indicatori, la città più intelligente d’Italia per il 2016 è Bologna, seguita da Milano e Torino mentre Roma si posiziona solo al nono posto e Napoli al 32°.

Gli indicatori utilizzati analizzano diversi aspetti: infrastrutture e reti, sensoristica, elaborazione e valorizzazione dei Big Data del territorio, applicazioni e servizi.

“Offrire ai cittadini più servizi per vivere meglio la loro città”

è questo il significato che Andrea Paliani, partner di Ernst & Young attribuisce al termine Smart City.

Il rapporto della società di revisione Ernst & Young ha evidenziato buoni risultati per le città metropolitane del centro nord mentre le piccole città e le città del centro sud sono in difficoltà. Le maggiori isole italiane si comportano in maniera contrastante: bene la Sardegna con Cagliari che si piazza al 33° posto mentre i principali capoluoghi siciliani si attestano in fondo alla classifica guadagnando la maglia nera.

Proprio per migliorare i servizi ai cittadini Milano introdurrà a breve il cestino “smart”, un brevetto di a2a, la multiutility energetica che controlla Amsa, messo a punto con gli esperti del Politecnico. Si tratta di un cestino intelligente che avvisa quando è pieno grazie ad un sensore contenuto all’interno del cestino stesso. Dopo un test durato sei mesi, da maggio a ottobre 2015, con una ventina di cestini posti in zona città Studi, diventati sentinelle attive, si pensa ora ad un allargamento della sperimentazione.

Le informazioni raccolte tramite il cestino smart permettono un servizio più efficiente con risparmio di tempo e di risorse in quanto gli addetti Amsa vengono inviati solo dove serve.

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